- L’emergenza Covid-19, dicono gli esperti, potrebbe portare a 25 milioni di disoccupati nel mondo
- Le aziende saranno costrette a rivedere modelli di business e processi e individuare strategie per cavalcare il cambiamento, anziché subirlo
- Dopo la crisi del 2008 sono nati colossi del mondo tech come Dropbox, AirBnb e Whatsapp
- L’ecosistema italiano delle startup può trovare nuova linfa da questa emergenza: sarà fondamentale, però, la capacità di adattarsi al cambiamento
a cura di Thomas Ducato
Dalle crisi nascono sempre nuove opportunità .
Leggiamo spesso, in momenti come quello che stiamo attraversando, frasi come questa: affermazioni che difficilmente potranno essere accolte di buon grado da aziende e lavoratori colpiti duramente dall’emergenza Covid-19, che potrebbe portare a 25 milioni di disoccupati nel mondo secondo le stime dell’Organizzazione mondiale del lavoro.
Allo stesso tempo, però, nonostante la retorica che si cela dietro a queste “frasi ad effetto�, la storia ci insegna che la verità non è troppo distante: lo abbiamo visto con la crescita successiva alla grande crisi finanziaria del ’29 e nei decenni che hanno seguito la seconda guerra mondiale, ma anche in epoca più recente. Non è un caso che alcune tra le grandi imprese tech, che oggi dominano i mercati mondiali, siano nate o “esplose� negli anni successivi al 2008, dopo la bolla che ha colpito l’economia e la finanza globali.
Parliamo di colossi come Dropbox, AirBnb, WhatsApp, Slack, Uber, Groupon e Instagram, per citarne alcuni, ma anche di aziende più piccole e meno note che hanno contribuito in modo importante all’innovazione tecnologica e alla nascita e allo sviluppo dell’ecosistema delle startup e del mito della Silicon Valley.
In un momento di rapido mutamento dei mercati, dei modelli di business, dei bisogni e delle abitudini dei consumatori come quello attuale, le startup sono di fronte a un bivio: sono realtà fragili e potenzialmente a rischio ma, allo stesso tempo, quelle con maggiori opportunità e margini di crescita, in grado di cavalcare il cambiamento, anziché subirlo.
Cosa sono le startup? Un po’ di chiarezza
Prima di addentrarci nel discorso è necessaria una precisazione: non tutte le nuove imprese possono essere considerate startup. Non è semplice dare una definizione univoca, ma è possibile evidenziare quattro serie di caratteristiche, riassunte in modo efficace da Startup Geeks, che fanno di una nuova azienda una startup: scalabilità , replicabilità del modello di business, innovazione intrinseca (di processo o di prodotto) e temporaneità .
Senza queste caratteristiche, a cui potremmo aggiungere la capacità di sconvolgere un settore esistente o quella di creare un nuovo mercato, difficilmente possiamo dire di essere di fronte ad una startup.
Secondo Enrico Pandian, un punto di riferimento nel panorama italiano del settore che si è conquistato il titolo di startupper seriale grazie alle 18 imprese create dal 1999 a oggi (tra cui spicca Supermercato24, di recente diventata Everli), si tratta di “fondare una piccola società pensandola già come una multinazionale�.
L’immediato post Covid: lo stato di salute dell’ecosistema italiano
Le startup non solo sole: sembra questo il messaggio lanciato dalle istituzioni. Sono pari a 60 milioni i fondi messi a disposizione dall’Eit, Istituto europeo di innovazione e tecnologia, con l’obiettivo di sostenere le imprese innovative, considerate fondamentali per la ripresa post Covid. Anche in Italia qualcosa si è mosso: il 23 giugno ha fatto il suo debutto ufficiale il Fondo Nazionale Innovazione che prevede lo stanziamento di un miliardo di euro per sostegno e incentivi all’investimento.
Nonostante l’effetto Covid, inoltre, la prima metà del 2020 ha fatto segnare 260 milioni di investimenti nelle startup nostrane e anche il crowdfunding ha dato segnali incoraggianti, toccando i 38 milioni raccolti rispetto ai 25 dell’anno passato.
In un momento disruptive come quello attuale innovazione e digitale sono due asset importanti su cui credere e investire e questi numeri sembrano avvalorare questa tesi.
Adattarsi al cambiamento per scongiurare il fallimento
A fare la differenza, però, sarà soprattutto la capacità di adattarsi al cambiamento e a quella “nuova normalità � tirata spesso in ballo durante l’emergenza.
Ci è riuscita la startup FrescoFrigo, fondata da Enrico Pandian. Questa startup nasce dall’idea di portare cibo sano e di qualità a pochi metri del consumatore, direttamente nel suo luogo di lavoro, grazie a un frigorifero “intelligente� che punta a rivoluzionare il settore dei distributori automatici. Con l’emergenza sanitaria, però, gli uffici si sono svuotati e il fatturato di FrescoFrigo è rapidamente sceso a zero, con conseguenze dirette sull’umore di dipendenti e investitori.
“FrescoFrigo è stato impattato moltissimo dal Covid – ci ha raccontato Pandian -. Il 9 o 10 marzo il mio grafico del fatturato ha toccato lo zero e la situazione è rimasta così per svariati giorni. Appena abbiamo capito che l’emergenza sarebbe durata a lungo ci siamo impegnati per trovare una soluzione, non tanto per il fatturato per quanto importantissimo, ma soprattutto per il team che iniziava a essere preoccupato e demoralizzato. Da un confronto con alcuni consumatori è nata l’idea di installare FrescoFrigo all’interno dei condomini: abbiamo capito che le persone lavoravano da casa, spesso più di quanto non facessero in ufficio e che il nostro servizio poteva essergli di aiuto. Abbiamo installato più di 30 frigo condominiali solo nel primo mese e ora, nonostante la fine del lockdown, ci chiedono di mantenere comunque il servizio�.
Perché? La risposta individuata da Pandian in realtà è molto semplice: “Il consumatore è pigro e ha trovato una nuova comodità �.
Fare startup in Italia
“In Italia la parola Startup viene spesso associata a una cosa da “ragazzini� – ci ha detto Pandian – che fondano la loro prima azienda appena usciti dall’università . Io invece ho 40 anni, di aziende ne ho fatte tante, e vorrei cambiare la narrazione sulle startup che c’è in Italia�.
Come abbiamo visto dalle cifre di questo inizio di 2020 la sensazione è che qualcosa stia cambiando e che la crisi che sta seguendo l’emergenza sanitaria possa in qualche modo preparare il terreno all’affermazione dell’ecosistema italiano delle startup. Obiettivo e punto di riferimento resta sempre la tanto citata e ammirata Silicon Valley: quanto siamo distanti?
Lo abbiamo chiesto ad Alberto Onetti, Imprenditore e presidente della californiana Mind the Bridge la cui missione è quella di avvicinare grandi e medie imprese al mondo dell’innovazione e delle startup. “In Italia – ha spiegato Onetti – siamo partiti molto molto tardi, il mondo dell’innovazione ti porta a raccogliere i frutti del lavoro solo dopo tempo. In Silicon Valley questo processo è partito 40-50 anni fa. Da noi è un sistema ancora nella sua infanzia, ancora fragile. Inoltre, se parti dopo e corri più piano degli altri è difficile riuscire a vincere. Lavoriamo a un decimo di capitale rispetto a Francia e Germania, che a loro volta investono metà del Regno Unito, in cui si investe un quarto di quanto avviene negli Stati Uniti�.
Ma non è solo una questione economica, a mancare è anche lo spirito che si respira oltreoceano: “Negli Stati Uniti – racconta Onetti – tutti fanno il tifo per tutti, mentre da noi c’è la cultura del tifare contro. Quello che percepisci in Silicon Valley è che le persone si aiutano senza chiedere niente in cambio, solo perché è nell’interesse dell’intero ecosistema. Si chiama “give back�. Qualcosa torna, perché ti trovi su una torta più grande: avere una fetta più piccola di una torta grande è meglio di avere il 100% del niente. Sembra semplice, ma forse abbiamo problemi di matematica�.
Un cambio epocale
La strada è ancora lunga, dunque, ma l’emergenza sanitaria ha accelerato una serie di cambiamenti che erano già in atto: siamo di fronte a un momento di passaggio, a un cambio epocale che la crisi ha anticipato. Anche in questo senso la storia offre spunti su cui riflettere: la peste nera del ‘300, arrivata in un periodo già ampiamente condizionato da carestie, ha portato a profondi cambiamenti nel tessuto sociale, che hanno favorito la nascita di nuove opportunità e innovazioni tecnologiche.
Il Covid-19 potrà rappresentare una reale occasione per le imprese e per chi sarà in grado di leggere i segnali che ci offre questo presente così instabile e complesso, ripensando il proprio modello di business e rendendo più flessibili e leggere le dinamiche aziendali: proprio per questo le startup possono giocare un ruolo da protagonista!
“Il periodo che stiamo attraversando può trasformarsi in eccezionale per chi ha tante idee�, ci ha detto Enrico Pandian.
L’ecosistema italiano saprà approfittarne? Â
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